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Rapporto Madagascar Giu2007-Feb2008 PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr Sergio Perini e Dr. Federico Canavesi   

Esperienza medica in Madagascar

Giugno 2007-Febbraio 2008

Il motto di Acupuncture Sans Frontières (ASF) nasce da un antico proverbio cinese: “Mieux vaut apprendre à pêcher à celui qui a faim, que lui offrir un poisson."

Da questa semplice riflessione nasce a Milano grazie alla dssa Yvonne Mollard Brusini ed altri questa Associazione che ha come « mission » di proporre percorsi formativi nel campo della medicina cinese rivolti a medici e parasanitari dei Paesi in difficoltà economiche e socio-sanitarie.

 

Nella consapevolezza di poter essere di aiuto su questo tema, mi sono dato disponibile per partecipare come medico agopuntore volontario. A febbraio 2008 ho concluso una seconda esperienza su 27 medici malgasci ad Antananarivo, capitale del Madagascar presso l’Ospedale di Befeletanana sito nella Basse-Ville presso il lago Anosy e lo Stadio.

In giugno 2007 è iniziato un percorso formativo organizzato in 3 step caratterizzato da 2 settimane full immersion dal lunedì al venerdì di 8 ore al giorno per un totale di 80 ore per step che al termine del terzo step farà un ammontare di 240 ore di formazione teorico-pratiche. In particolare al mattino sono state svolte lezioni teoriche sui paradigmi e sulla metodica diagnostico-terapeutica della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), mentre, nel pomeriggio, sono stati visti pazienti malgasci sui quali è stata fatta una diagnosi energetica con successivo trattamento agopunturale, dando l’opportunità ai colleghi presenti di esperimentare la tecnica di infissione degli aghi, previa la scelta degli stessi agopunti

Il programma di questi 2 step si è svolto partendo dallo studio delle regole e dai paradigmi della MTC, dallo studio dei punti e dei meridiani principali e secondari e gli 8 meridiani meravigliosi, le regole diagnostiche e terapeutiche, la fisiologia degli Organi e dei Visceri (Zang-Fu) e la fisiopatologia degli stessi con lo studio delle Sindromi associate. A febbraio sono state aggiunte lezioni sulla tecnica Polsi-Caviglia e sulla Auricoloterapia. Inoltre nei momenti di intervallo ho insegnato ai colleghi il Qi Gong, psico-ginnastica cinese, con il “lavaggio dei midolli” che ha trovato un entusiasmo particolare nei presenti.

Hanno partecipato al primo step il dr Leonardo Paoluzzi di Terni ed al secondo step il dr Federico Canavesi di Oleggio (No). La terza ed ultima fase formativa verrà svolta in nov/dicembre del 2008 seguita da un esame di verifica.

Si sottolinea che la mission di ASF è di offrire gratuitamente l’insegnamento di una disciplina medica che i colleghi partecipanti si impegnano a utilizzare gratuitamente sui pazienti delle loro strutture ospedaliere o dei dispensari medici di villaggio.

Tutti i medici di ASF sono stati alloggiati presso la struttura dell’istituto di ricerca botanica Ratsimananga di Itasoy diretto dal dr Kiban Cheuk dimostrando grande sensibilità laica al nostro progetto di formazione.

Grande è l’impatto emotivo con la realtà socio-culturale della capitale malgascia che presenta subito contraddizioni forti con evidenti sperequazioni e distorsioni socio-economiche.

I colleghi ci hanno fatto visitare anche i loro reparti ospedalieri che agli occhi di un medico occidentale lasciano sentimenti di frustrazione e di impotenza. Nel reparto di Endocrinologia non hanno a disposizione l’Insulina! Orribile vedere gli effetti devastanti su diabetici insulino dipendenti non curati: cecità per microangiopatia retinica e perdita di arti per microangiopatia periferica.

Pazienti che arrivano da centinaia di Km di distanza con i parenti al seguito distesi su letti con materassi di gommapiuma ricoperti da loro coperte o lenzuola e parenti intenti ai fornelli e alle padelle per preparare i pasti. Non esiste servizio infermieristico né servizio mensa.

Potremmo definire deamicissiana l’esperienza della dssa Lala Ravadharisolo, 24 anni di esperienza di Reparto, che ogni sera fa il giro delle stanze dei degenti con una chitarra,regalatale da un paziente, per cantare assieme ai pazienti, ridendo, piangendo e pregando con loro!

Incredibile l’esperienza di colleghi che con la loro borsa da medico si avventurano a piedi per km su sentieri delle foreste per raggiungere villaggi lontani.

Allucinante vedere sulla strada e ai crocevia giovani ed anziani storpiati con gravi danni agli arti da esiti della lebbra o da malattie congenite chiedere la carità o ragazzine adolescenti con i loro piccoli sulla schiena chiedere agli stranieri “milk for children” ed invitarvi presso le farmacie per acquistare il latte in polvere per le loro creature.

Odioso è il vedere uomini occidentali maturi di 60-70 anni, in pieno giorno, accompagnarsi a giovani donne malgasce che vendono per pochi Ariary il loro corpo, unica fonte di sostentamento.

In contraltare il Madagascar, la “Grand Ile”, 3 volte l’Italia con circa 18 milioni di abitanti, offre una natura, flora e fauna, inenarrabile con sorprese continue. Sabato 15 e domenica 16 febbraio con lo chauffeur Tuv ci siamo portati a circa 130 Km ad est di Antananarivo per una gita naturalistica.

Abbiamo visitato 3 parchi naturali: uno vicino a Maramanga, il Parco Nazionale di Andasibe-Mantadia, e un terzo presso il Vakona Forest Lodge.

Nonostante un ciclone in arrivo siamo riusciti ad osservare con grande interesse e curiosità vari specie di Lemuri, coccodrilli, serpenti, tartarughe, uccelli, camaleonti, farfalle etc.  Inoltre abbiamo sentito il richiamo acuto dell’indri, il più raro e più grande lemure del Madagascar.

Cosa dire? Ritengo che ogni medico debba fare una esperienza di volontariato e mettere a disposizione la propria Scienza e le proprie capacità professionali cercando di rendersi utile nell’interesse di una crescita culturale di una umanità sofferente perché ciascun Popolo abbia la forza di sollevarsi da solo recuperando autonomamente dignità e autosufficienza.

Dr Sergio Perini

Carpenedolo (BS)

Consigliere ASF Italia


UN POSTO DOVE FORSE SONO STATO

 

 

 

Il mio amico Sergio Perini, compagno di viaggio generoso ed instancabile, è riuscito

a mettere sulla carta le sue impressioni subito dopo il ritorno a casa dal Madagascar;

per me è stata necessaria una distanza molto maggiore. Nei giorni immediatamente

successivi al nostro ritorno ero ancora così stordito dalla mia prima esperienza

africana da non essere quasi capace di parlarne, e certamente non in modo sensato e

logico; durante i 15 giorni di lavoro ad Antananarivo si erano succedute e

sovrapposte così tante impressioni diverse, molte delle quali del tutto nuove per me,

che non riuscivo nemmeno a trovare un filo ordinato nel ricordarle.

La luce accecante, i colori vividissimi, il numero infinito di bambini scalzi per la

strada, i mendicanti, gli zebù, l’inquinamento, l’ospedale, la frutta al mercato, il caffè,

la pioggia scrosciante, tutto si confondeva e si fondeva in una girandola indistinta. In

certi momenti, forse anche perché assorbito dalla mole di lavoro e di problemi che si

trovano dopo ogni periodo di assenza, non ero neppure del tutto sicuro di esserci

stato, in Madagascar.

C’è voluto quindi un po’ di tempo per mettere ordine nei pensieri e per provare a

rispondere alle tante domande ed ai tanti dubbi suscitati dall’esperienza malgascia.

Una questione per tutte, ma fondamentale: serve davvero, è utile fino in fondo ciò che

stiamo facendo con Agopuntura Senza Frontiere? Spendere così tante energie e

denaro per organizzare una formazione di base in agopuntura, in quel contesto sociale

e culturale ha senso? Non sarebbe più utile acquistare e spedire ai nostri colleghi

dell’ospedale di Befeletanana farmaci di prima necessità?

Lala, una nostra allieva diabetologa, cura da più di vent’anni bambini ed adulti senza

avere la possibilità di utilizzare l’insulina, dal costo proibitivo, inaccessibile per quasi

tutti i suoi pazienti: le conseguenze di questo sono complicanze gravissime e morte

precoce. Perché allora non rinunciare al nostro insegnamento e non rifornirla

piuttosto, per quanto possiamo, di ciò che in modo così disperato le manca?

Lala stessa ci ha dato una prima possibile risposta durante una sconvolgente visita nel

suo reparto: “Voi non sapete – ci ha detto – che cosa significhi per noi avervi qui…”.

L’idea di medici occidentali che lasciano, anche solo per un periodo brevissimo, la

propria nazione, il proprio lavoro ed i propri affetti per portare gratuitamente non dei

beni materiali, non dei farmaci, ma le proprie conoscenze, probabilmente rivaluta in

parte agli occhi dei colleghi malgasci il mondo ricco, il Nord del mondo.

Quest’ultimo, mi è parso di capire, ha abitualmente due modi di avvicinarsi ad un

paese in via di sviluppo: sfruttarlo senza scrupolo alcuno, o aiutarlo con la raccolta e

la donazione di quanto maggiormente necessario. E certamente in condizioni di

emergenza quali una catastrofe naturale o un conflitto, è indispensabile e giusto

portare un aiuto immediato, pratico, materiale. Ma in un paese stabile, povero ma non

colpito dalla guerra, l’invio di beni ed anche la pratica diretta delle proprie capacità,

ma senza avere una formazione della popolazione locale, non fa altro che mantenere

una situazione di dipendenza: chi attende l’aiuto dell’Occidente ricco è passivo, non

pensa a sollevare la testa ed a cercare di migliorare la propria vita con la forza delle

proprie mani.

L’agopuntura non è la cura di tutti i mali; è una cosa davvero molto piccola, è una

tecnica che permette di curare alcune patologie e di lenirne molte, ma non certo di

salvare vite. Eppure questa piccola cosa ha entusiasmato i colleghi di Antananarivo,

abbiamo davvero faticato a soddisfare tutte le oro richieste, a rispondere a tutte le loro

domande; forse allora vale la pena di continuare a lavorare, ad insegnare secondo le

nostre capacità. Noi gettiamo un seme, minuscolo e potente come ogni seme; se

qualcosa crescerà lo sapremo solo in futuro, e molto dipenderà dalle nostre cure, dal

momento della semina, a ancor di più dal terreno.

Penso quindi che si debba tenacemente andare avanti, con decine di dubbi e

perplessità, ma anche con l’orgoglio di ciò che facciamo. E i dubbi sono davvero

tanti: i nostri allievi metteranno in pratica quanto appreso? Praticheranno

gratuitamente ed in favore soprattutto dei più bisognosi? Il nostro metodo di

insegnamento non dovrebbe avere un taglio più pratico? Non sarebbe più utile

lavorare in una situazione rurale, con bisogni e conseguenti possibilità di utilizzare

l’agopuntura ancora maggiori? Non dovremmo rivolgerci soprattutto a categorie più

specifiche di operatori sanitari, ostetriche ed infermieri ad esempio, con corsi molto

rapidi e molto pratici, di immediato utilizzo?

E così si potrebbe continuare. So però che è solo continuando a fare esperienza

impareremo cosa è meglio: la speranza e l’augurio sono che Agopuntura Senza

Frontiere abbia la forza per portare avanti il proprio progetto e la propria idea.

Comunque vada, da parte mia c’è e ci sarà gratitudine verso A.S.F. per l’opportunità

grande che mi è stata concessa.

Federico Canavesi